TOP WOMEN 2017

E’ INTELLIGENTE MA NON SI APPLICA

di Valeriana Mariani

Se si spiegano le cose in maniera tale che nessuno possa non capire, qualcuno non capirà.

E’ giunto il momento affinché, fra le tante innovazioni, fra le tante affermazioni, fra le tante battaglie, si ricrei una moderna amalgama della comunicazione, del fare e dell’agire. Occorre che i valori dei generi si integrino, senza scimmiottarsi. Occorre educare le nuove generazioni ad un nuovo modello gerarchico che veda alla pari ogni essere umano, eliminando la diversità in quanto discriminazione, ma facendola diventare accrescimento. Solo così si potrà avere una svolta e si tornerà a crescere in un mondo civile: la società del futuro si fonda sull’esistenza e compatibilità, oltre che necessità, di considerare l’integrarsi di due mondi diversi elemento imprescindibile di progresso. Bisogna vedere la “differenza come ricchezza” e che questa differenza, quella di genere, che si moltiplica non con la sostituzione dei generi ma insegnando che l’affiancamento del modo di pensare e di agire al femminile, non solo è compatibile ed integrante all’attuale cultura aziendale maschile, ma crea quell’innovazione che può determinare il salto di qualità e la competitività sui mercati. La presenza femminile nei settori produttivi ha costituito e costituisce una straordinaria fonte di vitalità e innovazione per il sistema Italia che ha dimostrato di essere capace di rinnovarsi e di competere sui mercati internazionali in via del tutto spontanea nonostante l’inadeguatezza e l’assoluta mancanza di strumenti normativi idonei ad assecondarne il rinnovamento. Le caratteristiche peculiari dei manager del nuovo millennio saranno dunque da ricercarsi nella capacità di affrontare la complessità e il nuovo, l’etica nel lavoro, la capacità di condividere le responsabilità valorizzando i propri collaboratori, la capacità di apprendere e semplificare, di trovare soluzioni e condividerle con gli altri. La cura dei particolari, la concretezza, l’ordine e la diligenza: fattori indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi. Personalmente trovo inconcepibile che ancora oggi si parli di “leadership al femminile”, che di solito si intende il modo in cui le donne agiscono la leadership o, in altri termini, lo stile di leadership che caratterizza il genere femminile e non di “leadership femminile”. Il presupposto è che la leadership di declini diversamente a seconda del genere, cioè che le donne abbiano un modo diverso di essere leader dagli uomini. Questo è un argomento su cui esistono varie opinioni: c’è chi come me ritiene ancora che la personalità, storia individuale e il background (sociale, culturale, ecc.) pesino più del genere nel determinare lo stile di leadership e c’è chi, diversamente, pensa invece che il genere dia una connotazione molto forte al comportamento del leader. Non è una questione così banale. Immaginate di voler aumentare la diversità all’interno di un consiglio di amministrazione i cui membri siano solo uomini, provengano dall’establishment, siano laureati in economia o in legge nelle migliori università. Potete scegliere tra una donna che ha fatto gli stessi studi e proviene dallo stesso background (bocconiana, master alla Columbia University, posizioni di rilievo nel mondo finanziario) professionale degli altri membri o uomo che di background e formazione diversa. Chi scegliereste? Chi potrebbe meglio salvare questo ipotetico CdA dalle insidie del groupthink (cioè dalla tendenza a conformarsi a un punto di vista dominante)? I tempi sono maturi perché si scelga chi sa porsi in modo deciso, chi sa chiedere quando ritiene di meritare di più. A prescindere.

Donne ed ostacoli: e se il tallone d’Achille fosse solo nella nostra testa?

Se ci sono davvero degli ostacoli da superare, quelli risiedono nella paura di rischiare che di solito le donne hanno più degli uomini (non si costruisce il potere senza rischiare qualcosa e uscire dalla propria comfort-zone) e nella scarsa capacità di un networking professionale in modo intenzionale e strategico. Spesso le donne tessono relazioni nel privato e non lo fanno invece in campo professionale. Le relazioni sono un modo di costruire potere, alleanze e tutto ciò che supporta il raggiungimento degli obiettivi. Senza un buon network, è noto, si è tagliati fuori dalle decisioni e dalle informazioni che contano. Ma anche: essere parte di un network professionale crea un legame psicologico forte col lavoro. le donne devono diventare resilienti anche nel contesto lavorativo. Il perseguimento del potere comporta anche sconfitte brucianti che arrivano dopo grandi sforzi. Alla lunga, vince chi non si fa scoraggiare e ricomincia, cioè chi pensa al prossimo gol e non a quello che ha appena subito. Ultimo impedimento, forse il più interessante, è quello relativo al “fare squadra”; pensare di cambiare le dinamiche del potere senza una squadra compatta è un’idea che non tiene conto, appunto, delle dinamiche di potere. Se oggettivamente vi sono delle difficoltà, queste risiedono innanzi tutto nel non riuscire, noi tutti, uomini e donne, ad inventarci nuove possibilità, percorrere strade a volte secondarie, più difficili e rischiose, ma di grande libertà e autonomia. E sebbene pure oggigiorno il “fare impresa” in Italia di fatto equivale a un’attività di equilibrismo in cui si è obbligati a barcamenarsi fra mille adempimenti burocratici e problemi nel disperato tentativo di ritagliarsi del tempo per il lavoro vero e proprio, oltremodo vessati da vincoli e tasse e con una situazione esterna che non favorisce flessibilità, creatività e innovazione, vero anche che il piangerci addosso non è da ritenersi uno degli atteggiamenti mentali fondamentali per un business fiorente e di successo. Se fare impresa oggi è davvero “un’impresa”: noi ripensiamo il modo di farla. Credo fermamente che sia fondamentale riscoprire il valore del fare economia, oggi ridotto a mera monetizzazione. Dobbiamo considerare che le risorse del pianeta non sono infinite e che il bene comune è parte integrante del sistema economico. Quelle che sono infinite, sono le nostre possibilità circa la capacità di ciascuno di noi di ripensare ad un nuovo stile di vita che ci allontani dalla seduzione del doverci innalzare al di sopra di tutti e tutto, al di sopra ed al di fuori dall’essenza di noi. Sta a noi svezzarci e renderci indipendenti, di sentirci liberi dai nostri autosabotaggi, dalle convinzioni che ci limitano.

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