GIULIA SCERRATO

PRINCIPAL, BOSTON CONSULTING GROUP – ENERGY & AI/DATA CENTER EXPERT

DOPO IL PERCORSO IN ENEL – E LA CARRIERA BEN AVVIATA – HO AVUTO IL CORAGGIO DI CAMBIARE STRADA. OGGI SONO PRINCIPAL IN BOSTON CONSULTING GROUP E LAVORO TRA ENERGIA, SOSTENIBILITÀ E DATA CENTER: UN RUOLO CHE AMO E CHE MI ENTUSIASMA.

IL CORAGGIO DI NON TRADIRSI

Ci sono salti che si fanno perché qualcosa è finito. E poi quelli più difficili, quando tutto sta andando bene. Il mio è stato lasciare Enel, dove avevo costruito un percorso importante, stavo facendo bene, guidavo persone e progetti internazionali e davanti a me avevo una strada riconoscibile. Proprio per questo scegliere la consulenza è stato un vero salto nel vuoto. Non scappavo da un fallimento: sceglievo di rimettermi in gioco. A volte il rischio più grande è lasciare che ciò che abbiamo costruito diventi il confine di ciò che osiamo immaginare. Oggi sono Principal in Boston Consulting Group e lavoro tra energia, sostenibilità e data center. Ho un PhD in Ingegneria Meccanica sull’Energy Management e ho pubblicato quattro romanzi. Ingegneria e scrittura sembrano lontane, ma nascono dallo stesso istinto: osservare la realtà, scoprire connessioni invisibili e dare forma a ciò che ancora non ce l’ha. La cosa di cui sono più orgogliosa non è un titolo. È fare un lavoro che amo e che continua a entusiasmarmi. Il mio percorso non è stato una linea perfetta. Ci sono stati errori e momenti in cui vita e lavoro si sono intrecciati. Dico al mio team che scoraggiarsi è normale: capita a tutti, alcuni lo nascondono meglio. Mi sono rialzata molte volte, ma non da sola. La resilienza sembra individuale, ma è quasi sempre collettiva. È la rete intorno a noi a ricordarci chi siamo quando lo dimentichiamo. Da qui nasce il mio modo di guidare. Il vecchio modello di leadership non è sbagliato: è semplicemente meno efficace dell’ascolto. Guidare significa capire le persone, aiutarle a crescere e creare lo spazio perché ognuno possa dare di più, mantenendo alta l’ambizione.

Nella mia vita ho avuto punti di riferimento così. Persone delle quali, con il tempo, ricordo meno il livello gerarchico o il titolo scritto sul biglietto da visita, e molto di più il modo in cui mi hanno fatta sentire: vista, incoraggiata, capace di tentare qualcosa di più grande. Sono le persone che ricordo con maggiore rispetto e affetto. Ed è quella la traccia che vorrei lasciare anch’io: un ottimismo rivolto al sogno. Non una fiducia ingenua, che ignora i problemi o nega i rischi, ma la convinzione di chi conosce la complessità, vede gli ostacoli e decide comunque che il futuro possa essere costruito.. Alla base c’è una scelta personale: non ho mai voluto essere ciò che non sono. Dire quello che penso può avermi rallentata, ma mi ha permesso di costruire relazioni autentiche. Ed è guardando alla rete intorno a me — non una rete di contatti, ma una rete di fiducia, stima e percorsi condivisi — che ho capito di essere diventata la donna che volevo essere, perché ho compreso che il successo non era soltanto davanti a me, nel prossimo traguardo. Era anche accanto a me, nelle persone che avevano scelto di percorrere con me una parte del cammino. Per questo non aspiro a essere ricordata come la manager più importante. Vorrei essere la persona che qualcuno, raccontando il proprio percorso, nomina dicendo: «Lei mi ha aiutato. Mi ha fatto crescere».

È questo l’ottimismo verso il sogno che desidero lasciare: vedere gli ostacoli e scegliere comunque di costruire, insieme. Perché il successo non è lasciare una stanza piena di persone impressionate. È lasciarla piena di persone più forti di quando siamo entrati.

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