Donna Impresa Magazine Novembre 2017 S.M.Bin Rashid Al Maktoum

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DI Magazine Numero 21 Novembre 2016
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A TU PER TU
Sheikh Mohammed Bin Rashid Al Maktoum

Sheikh Mohammed Bin Rashid Al Maktoum, membro della famiglia regnante di Dubai.
Qui di seguito l’intervista rilasciata da Sheikh Mohammed Al Maktoum Chairman del Royal family of ice e Investment holding company MBM Group che ha analizzato temi strategici circa l’imprenditoria italiana. Tra questi citiamo il posizionamento di Dubai quale hub finanziario nei paesi arabi, la stabilità economica del mercato e le previsioni di crescita, le opportunità di Expo2020, l’importanza dell’iniziativa Italian Hub quale piattaforma che connette realtà locali con eccellenze del Made in Italy ed infine l’attività del gruppo MBM a sostegno di imprese internazionali.
Il settore della finanza islamica ha un’importanza strategica per Emirati Arabi Uniti e dunque le chiediamo quale, la strategia che sta adottando Dubai al fine di competere con i principali mercati finanziari per posizionarsi come il principale centro finanziario dei paesi Arabi.

Il settore finanziario è parte del progetto per stabilire un’economia del “post-petrolio”, e gli Emirati Arabi Uniti stanno costruendo quotidianamente rapporti con il mercato finanziario internazionale e il sistema bancario mondiale, proprio al fine di competere e di confermarsi quale attore importante nel panorama mondiale. Non a caso lo scorso anno gli Emirati Arabi Uniti insieme con Kuwait e Qatar hanno aderito al FATCA (United States Foreign Account Tax Compliance Act) e nel 2019 sarà introdotta l’IVA. Ogni giorno nuove norme bancarie unitamente a compliance-rules nel sistema bancario sono emesse dal Governo. L’economia islamica globale ha continuato a svilupparsi nel 2014 e Dubai ha fatto progressi concreti verso il suo ambizioso obiettivo di confermarsi quale hub del mercato stimato a $ 6.7 trilioni entro il 2016. Nel gennaio 2013 Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum ha presentato la sua iniziativa al fine di far diventare Dubai la capitale mondiale dell’economia islamica, un’industria definita “multi-trillion-dollar”. L’emirato di Dubai infatti non è nuovo nella presentazione di obiettivi ambiziosi che puntualmente vengono raggiunti. Si tratta di un obiettivo straordinario e molto ambizioso. Deve sapere che l’economia islamica globale è potenzialmente il quarto più grande blocco commerciale nel mondo, dopo gli Stati Uniti, la Cina e l’Unione europea, con 1.4 miliardi di musulmani nei cinque continenti e con un profilo demografico in crescita, il che lo rende un mercato “booming”. Per Dubai diventare leader dei mercati finanziari sarebbe un enorme passo avanti per lo sviluppo economico complessivo degli EAU. Nel settore finanziario, Nasdaq Dubai, mercato internazionale dei capitali dell’emirato, ha emesso alcune obbligazioni monetarie sukuk per recuperare terreno su Kuala Lumpur e Londra quali hub per il commercio di questi bond societari conformi alla Sharia. Due grandi emissioni da parte delle istituzioni cinesi hanno evidenziato la crescente attrazione della finanza islamica e hanno sottolineato il successo della strategia di Nasdaq Dubai, promosso dal suo direttore generale Hamed Ali: nel mese di settembre, il governo di Hong Kong ha portato un sukuk sovrano da $1 miliardo a Dubai. Nello stesso periodo l’Agricultural Bank of China ha inserito nel listino obbligazionario un bond societario Dh600m conforme alla Sharia. Sua Eccellenza Essa Kazim, governatore del DIFC (Dubai International Financial Centre) ha dichiarato che la tale sofisticata infrastruttura finanziaria di Dubai contribuirà a promuovere un mercato offshore di yuan e ha fatto intendere che imprese cinesi e asiatiche potrebbero voler usare Nasdaq Dubai come il loro mercato dei capitali primario l’anno prossimo. Dubai è dunque sulla strada per essere il centro finanziario islamico, come detto da Abdulla Al Awar, direttore generale del Dubai Islamic Economy Development Centre (DIEDC). Sette “pilastri” devono però essere costruiti per sostenere Dubai come la capitale dell’economia islamica globale: finanza islamica, il settore halal, turismo, infrastruttura digitale, arte, conoscenza e standardizzazione.

Sheikh Mohammed Bin Rashid Al Maktoum

La sua azienda, MBM Group è di fatto un Royal family office e investment holding con sede a Dubai con attività nel settore degli investimenti, consulenza strategica, sviluppo sociale e comunitario. Quali, i servizi che offrite ai vostri clienti al fine di facilitare gli investimenti? E quali, i settori più promettenti secondo la sua personalissima vision?
Powerpad Web CMS MBM Group è il Private Office di Sua Altezza lo Sceicco Mohammed bin Maktoum bin Juma Al Maktoum, il cognato del Governatore di Dubai, Sua Altezza lo Sceicco Mohammed bin Rashid Al Makutum. Il gruppo di società offre da un lato partnership e sponsorizzazione (come per legge in UAE) ed è coinvolto nello sviluppo di business delle aziende partner internazionali interessati a penetrare negli Emirati Arabi Uniti. Una volta che la NewCo (con il partner MBM Group e il partner internazionale) è deliberata, in alcuni casi anche prima, viene elaborato un piano d’azione dettagliato per attivare il business. MBM Group apre le porte su tutti i livelli, sia per le autorità di governo, quanto per partecipate che per il settore privato. Grazie al Presidente (un membro della famiglia regnante di Dubai) e al network nella regione e alle attività di lobby vi introduciamo ai partner di alto profilo fornendo soluzioni quali servizi e prodotti. Essenziale non è la presenza di un dirigente, o più, della società che sia partner e che abbia ottima conoscenza dei servizi e dei prodotti, a fornire impulso a ciò che si sta proponendo a livello internazionale. Per quanto riguarda invece i settori posso dire che tutti sono egualmente promettenti… anche se il mercato è altamente competitivo e, non di meno, saturo. In particolare devo dirle che sono in fase di crescita tutti i settori legati alla costruzione (dalla progettazione alla progettazione d’interni); il settore sanitario anch’esso molto aperto a nuove tecnologie, prodotti e dispositivi medici. Anche la moda è un settore con un alto livello di crescita i particolare per le aziende interessate a produrre i loro prodotti nella regione. Il settore industriale (dall’automotive al metallurgico) è da considerarsi il futuro, in quanto il governo vorrebbe diversificare e aumentare l’interesse della regione del petrolio e del gas verso una nuova economia.
Circa l’attuale situazione positiva dell’economia UAE, molti investitori stranieri sono alla ricerca di nuove e proficue opportunità di investimento. Lei, cosa suggerirebbe agli imprenditori stranieri che in questo momento sono interessati ad investire nel mercato degli Emirati Arabi Uniti?
L’economia, come saprà, sta rallentando anche negli Emirati Arabi Uniti, a causa di fattori che le saranno ben noti (crollo del prezzo del petrolio e crisi mondiale) ma nonostante tutto si evidenzia in controtendenza una crescita interessante per il nostro Paese. I player presenti da tempo sul mercato suggeriscono all’imprenditore, prima ovviamente di intraprendere qualsivoglia azione, di cercare di conoscere a fondo il mercato perché è proprio il cercare di comprendere come interfacciarsi con una realtà ben diverse dal mercato italiano che regala chance . Il settore delle costruzioni, l’industria alimentare e anche l’industria dei media sono in crescita, ma il contesto economico degli Emirati Arabi Uniti richiede un atteggiamento diverso, il più delle volte difficile da trovare nella nuova generazione di imprenditori italiani. Ed è un peccato…
Dubai è considerato un hub economico strategico nell’area del Golfo, lo sappiamo. Così come sappiamo che le relazioni commerciali tra Italia ed Emirati Arabi Uniti sono ottime. Pensi che già nel 2015, lo scambio Italia – Emirati Arabi Uniti confermò un andamento molto positivo raggiungendo oltre 7 miliardi di Euro. E dunque le chiedo: in riferimento al Made in Italy, secondo lei, quali sono i settori più adatti per il mercato di Dubai?

Sheikh Mohammed Bin Rashid Al Maktoum

La città sta crescendo ad una velocità adir poco, impressionante. Il Made in Italy è un brand certamente attraente per il settore arredo, moda, prodotti alimentari e auto di lusso… tuttavia, nonostante questo, sembra che l’economia non percepisca una partecipazione italiana attiva. Potrebbe essere una clinica odontoiatrica, piuttosto che una clinica specializzata in interventi di chirurgia estetica o un’auto officina. Il mio suggerimento è che, per iniziare qualcosa di successo è necessario portare innanzi tutto qualcosa di valido, qualcosa che fa la differenza. Altrimenti meglio desistere. Sappiamo che in Italia ci sono queste eccellenze ma è difficile trovare un imprenditore che è in grado di trasferire a Dubai la sua imprenditorialità in modo corretto e adeguato alle regole del mercato arabo e non di meno, alla cultura araba.

Abbiamo investito negli Emirati Arabi Uniti inaugurando Italian Hub: la prima piattaforma per la promozione dei migliori prodotti italiani, del design, della cultura e del lifestyle in target con le aspettative del mercato locale. Pensa che questo tipo di iniziativa potrebbe contribuire a consolidare la collaborazione tra le aziende italiane ed degli EAU?
Decisamente. Italian Hub può essere o, meglio ancora, deve essere, la perfetta connessione tra i principali imprenditori italiani che vogliono diversificare geograficamente la propria attività di business e le imprese appartenenti alle famiglie regnanti degli Emirati Arabi Uniti. Uomini d’affari professionali sanno come approcciare le opportunità negli Emirati Arabi Uniti e le aziende che gestiscono il Paese. Tutte le famiglie regnanti cercano di stabilire forti relazioni umane prima di qualsiasi tipo di rapporto commerciale perché considerano una relazione a lungo termine le basi di un business redditizio e sicuro. La presenza giornaliera nella regione, cercando di cogliere le reali esigenze del mercato è pertanto, nella fattispecie, la risposta perfetta per ambo le parti coinvolte nel business al fine di garantire fedeltà e fiducia.
Nel 2020 Dubai ospiterà la prossima World Expo che riunisce più di 180 nazioni: un pubblico internazionale di 25 milioni di visitatori e la creazione di oltre 17.000 posti di lavoro. Cosa vi aspettate da questa grande evento per Dubai in termini di investimenti esteri?
Il 2020 è ora: i progetti sono già in essere e sono tutti in fase di realizzazione a piena velocità. La vera opportunità, a mio parere, è il nuovo sorprendente piano urbanistico della città. La nuova linea della metropolitana, nuovi spazi, nuove attrazioni per i turisti come Dubai Park e Resorts. Lagoon e Habtoor City ci sarebbero anche senza Expo… Naturalmente l’Expo darà a Dubai una enorme esposizione mediatica che incoraggerà il turismo… anche se tuttavia, è ciò è sotto gli occhi di tutti, Dubai si è rivelato maestro in marketing e comunicazione.

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