BISCOTTI e NUTELLA essere single tra scelta e condizione.

Biscotti e nutella 

Essere single tra scelta e condizione.

di Valeriana Mariani 

Incipt: È tutto un casino, ma tu urla più forte.

DALLA PARTE DI LEI.

Io ti capisco, donna. Veramente.

A scuola lui ti sorride, ti corteggia, bacini, mani intrecciate, mimose per la festa della donna, le rose per il tuo compleanno, e quando un po’ restia accetti di dargliela perché se l’è sudata, lo dice a tutti e diventi la mignotta della Quinta B. Sogni l’amore vero, da cinema, e ti dicono che corri troppo, che gli stai troppo addosso, che sei sempre la solita. Freni, sparisci per qualche giorno solo per vedere se ti cerca ma sparisce pure lui. Ma come, eppure sembrava preso, per tre sere ha detto di restare a dormire da lui e ti ha regalato un portachiavi. Aspetti, alla fine chiami tu e lui si scusa, ti dice che ha un esame e sta lavorando troppo, per cui è meglio vedersi sabato per una pizza e poi magari cinema. Va bene, pensi, è sotto pressione. Lo perdoni, povero. Sabato aspetti ancora che si faccia vivo, ha detto pizza e cinema, giusto? Aspetti a colazione, pranzo, nel pomeriggio hai bisogno di capire se farti lo shampoo e la ceretta, ma non gli scrivi perché se lo fai sembri disperata. Ti prepari, non si sa mai, magari telefona all’ultimo momento. Resti a fissare Whatsapp perché risulta connesso tutto il giorno ma comunque non ti caga. Alla fine ti scrive alle undici di sera per bere una cosa da lui, ma sei già al letto e lui si snerva pure perché fai sempre quella complicata, mai flessibile. Non sai come prenderlo, ti arrabbi e le amiche ti rimproverano che ci credi troppo, dovresti prenderla come viene, senza aspettative. Ok, niente aspettative, lo mandi a fanculo. Diventi disillusa perché per la trentesima volta incontri uno che ti dice “buongiorno stellina” e poi alla fine aggiunge “ma guarda che non significa niente, eh”. Ti allontani dal desiderio di avere un compagno e ti dicono che sei stronza, egoista, che pensi solo ai cazzi tuoi. T’impegni su te stessa e sul lavoro per non avere più mortificazioni e ti diranno che sei una strega tutta carriera e aperitivi, che non sei femminile, che non ti sposerai mai, che intimidisci gli uomini, che sembri troppo sicura di te. Ti godi il sesso con chi ti pare come fa lui, perché nessuno lo rimprovera e sembra divertente, ma ti chiamano cagna. Arrivi ai trent’anni, vorresti innamorarti e cenare con pasta asciutta con qualcuno, ma scappano appena vai a fare la spesa perché non reggono l’ansia. Resti muta e si innamorano loro, chiamano quaranta volte al giorno, “ma dove vai?”, “Con chi esci?”, “Perché non rispondi?”, “So che ti vedi con le amiche ma passo a salutarti”. Ti cagano il cazzo, sono morbosi, ma passano per romantici, e se rispondi tu “non corriamo troppo”, ti ripetono che sei una zoccola, che giochi con i sentimenti, e che le donne sono tutte uguali. Le altre si sposano e divorziano, e tu non riesci ad avere neanche un terzo appuntamento, e allora ti dici: “sai che c’è? Divento mamma da sola, vorrei dare a qualcuno l’amore che ho”. Ti chiamano di nuovo zoccola, egoista perché non ti poni il problema di come crescerà tuo figlio senza un padre, perché tanto da sola non ce la farai. Cadrai in depressione. Allora ti prendi un gatto e ti chiamano gattara, perdi tutte le amiche già sposate, e fai tenerezza e anche un po’ pena, povera cara. Incontri quello fidanzato che sta per sposarsi, ti scrive su Facebook che sei bellissima, che pensa sempre a te, che i tuoi occhi lo hanno stregato così tanto che “Mi mandi una foto porca?” Passate una settimana a chattare, vorrebbe incontrarti. Gli mandi le foto porche e dopo un’altra settimana si sposa pure lui e sparisce. Non l’hai mai incontrato. Conosci quello sposato da anni ma dice che si sta separando, che non si amano più, che è complicato, ma che comunque si sta davvero innamorando di te “Giuro, la sto lasciando, voglio mollare tutto, staremo sempre insieme”. Si compra un telefonino a parte per chiamarti di nascosto, scopate per un mese, poi di nuovo è complicato, veramente complicato, troppo “Ci sono i bambini non so come fare, oggi non posso rispondere, andiamo in vacanza a Disneyland, gliel’avevo promesso da tempo”. Sparisce. Hai superato i trentacinque, tu sei una zitella e lui uno scapolo. Hai paura che nessuno ti amerà mai, ti metti a piangere davanti alle repliche di Sex and the City e Una mamma per amica. Poi ti telefona tua madre che ti domanda come sta Giovanni, quello che frequentavi all’università, quello che sembrava un tipo a posto e al tuo “Si è sposato cinque anni fa, mamma” la solita frase: “Oh, tesoro devi fare qualcosa, non puoi stare da sola”. Ti metti i calzini di spugna e il pigiamone, ti siedi sul letto con un calice di vino e finisci nel vortice dei #ciaone #maiunagioia #singleèbello. Arrivi ai quaranta e ti sei rotta il cazzo di portare il reggiseno, ti lascia i segni sulle spalle, e vaffanculo alla dieta, al trucco e allo struccante, allo spinning, agli uomini, al capo, alle zucchine in offerta, ai tacchi che fanno male alla schiena, alle mestruazioni, alle madri del palazzo che ti guardano strano e sai che c’è? Vaffanculo pure al gatto, che pensa solo a mangiare e quando lo accarezzi ti graffia, questo è il ringraziamento, brutto stronzo!

 

DALLA PARTE DI LUI.

Io ti capisco, uomo. Veramente.

A scuola lei ti sorride, bacini, mani intrecciate, poesie d’amore a te dedicate. Sogni l’amore vero, da cinema, e ti dicono che corri troppo, che le stai troppo addosso. Freni, sparisci per qualche giorno solo per vedere se ti cerca ma sparisce pure lei, sia mai che una ragazza faccia il primo passo! Eppure sembrava presa, ti ha detto che non fa che pensare a te, che ti desidera, e ti ha regalato un amuleto. Aspetti, alla fine chiami tu e lei si scusa, ti dice che ha un esame e sta lavorando troppo, per cui è meglio vedersi sabato per una pizza e poi magari cinema. Va bene, pensi, è solo sotto pressione. La perdoni, povera. Sabato aspetti ancora che si faccia viva, ha detto pizza e cinema, giusto? Aspetti a colazione, pranzo, nel pomeriggio hai bisogno di capire se l’appuntamento è confermato, oppure no, ma non le scrivi perché se lo fai sembri disperato. Ti prepari, non si sa mai, magari telefona all’ultimo momento. Resti a fissare Whatsapp perché risulta connessa tutto il giorno ma comunque non ti caga. Alla fine ti scrive alle undici di sera per dirti che è dovuta uscire con un’amica, che non le ha potuto dire di no. Tagli corto perchè non ti interessa la dettagliata descrizione della serata e lei si snerva pure rimproverandoti che non la comprendi, di essere egoista, mai flessibile. Che non ci tieni a lei, che non la ami. In realtà vuoi evitare una discussione che, visti i presupposti, sancirebbe un addio. Non sai come prenderla, ti arrabbi con te stesso e pensi alle parole degli amici i quali ti rimproverano che ci credi troppo, che dovresti prenderla come viene, senza aspettative. Ok, niente aspettative, e poi, sei un uomo, perdio! La mandi a fanculo. Diventi disilluso perché per la trentesima volta incontri una che ti dice “buongiorno luce dei miei occhi” e poi alla fine aggiunge “ma guarda che non significa niente, eh”. Ti allontani dal desiderio di avere una compagna e ti dicono che sei stronzo, egoista, che pensi solo ai cazzi tuoi. T’impegni su te stesso e sul lavoro per non avere più mortificazioni e ti diranno che sei un pirla tutta carriera e aperitivi, che intimidisci le donne, che sembri troppo sicuro di te. Ti godi il sesso con chi ti pare, perché nessuno lo rimprovera e sembra divertente. Arrivi ai trent’anni, vorresti innamorarti e cenare con pasta asciutta con qualcuna, ma scappano appena sei sincero con loro nel dichiarare apertamente che tieni molto alla tua libertà ma che sei pronto ad impegnarti, perché non reggono l’ansia di un uomo che fa sul serio. Resti muto e si innamorano loro, chiamano quaranta volte al giorno, “ma dove vai?”, “Con chi esci?”, “Perché non rispondi?”, “So che ti vedi con gli amici ma passo a salutarti”. Ti cagano il cazzo, sono morbose, ma passano per romantiche, e se rispondi tu “non corriamo troppo”, ti ripetono che sei un puttaniere, che giochi con i sentimenti, e che gli uomini sono tutti uguali. I tuoi amici si sposano e divorziano, e tu non riesci ad avere neanche un terzo appuntamento, e allora ti dici: “sai che c’è? Da oggi penso a me stesso”. Ti chiamano di nuovo puttaniere, egoista perché non ti poni il problema della famiglia, dei figli. Cadrai in depressione. Allora ti prendi una gatta e ti chiamano gattaro, perdi tutti gli amici già sposati, e fai tenerezza e anche un po’ pena, povero caro. Incontri quella fidanzata che sta per sposarsi, ti scrive su Facebook che sei bellissimo, che pensa sempre a te, che i tuoi occhi la hanno stregata così tanto che “Mi mandi una foto sexy?” Passate una settimana a chattare, tu vorresti incontrarla. Gli mandi le foto sexy e dopo un’altra settimana si sposa pure lei e sparisce. Non l’hai mai incontrata. Conosci quella sposata da anni ma dice che si sta separando, che non si amano più, che è complicato, ma che comunque si sta davvero innamorando di te “Giuro, lo sto lasciando, voglio mollare tutto, staremo sempre insieme”. Si compra un telefonino a parte per chiamarti di nascosto, scopate per un mese, poi di nuovo è complicato, veramente complicato, troppo “Ci sono i bambini non so come fare, oggi non posso rispondere, andiamo in vacanza a Disneyland, gliel’avevo promesso da tempo”. Sparisce. Hai superato i quaranta, sei scapolo. Scapolo e puttaniere. Ti rassegni all’idea che nessuno ti comprenderà mai, e per sfogare la rabbia ti metti davanti alla tv, panino e birra. Poi ti telefona tua madre che ti domanda come sta Giovanna, quella che frequentavi all’università, quella che sembrava un tipino a posto e al tuo “Si è sposata cinque anni fa, mamma” la solita frase: “Oh, tesoro devi fare qualcosa, non puoi stare da solo”. Ti siedi sul letto, birra e sigaretta in mano e finisci nel vortice dei #ciaone #maiunagioia #singleèbello. Arrivi ai quarantacinque e ti sei rotto il cazzo e vaffanculo alla dieta, alla palestra, alle donne, al capo, alle madri del palazzo che ti guardano strano e sai che c’è? Vaffanculo pure alla gatta, che pensa solo a mangiare e quando la accarezzi ti graffia, questo è il ringraziamento, brutta stronza!

Morale della storia:

metti da parte la logica
metti da parte la logica

C’è forse qualcosa di cui vergognarsi nell’essere single? No. Si fa del male a qualcuno? No. Ti rende felice? Se ti rende felice allora qual è il problema? E’ che ci sono leggi, morali, costumi, che dicono che ciò che fai è sbagliato. Che devi abbandonare ciò che ti rende felice perché qualcuno lo ha deciso per te, non sappiamo bene chi, come e quando, sappiamo solo che è sbagliato. Anche se non fa male a nessuno. No, mi dispiace. Mi dispiace che ci siano delle leggi, delle morali, delle religioni, dei costumi, delle aspettative nei nostri confronti che dicono che non possiamo essere felici nel modo che vogliamo. Noi non abbiamo firmato un EULA quando siamo nati, non abbiamo venduto le chiappe alla Apple né tantomeno il nostro cervello allo stato civile. Siamo solo nati, queste regole non le abbiamo chieste noi. Nessuna legge, regola e convenzione è talmente importante da poter prevaricare la felicità delle persone e la loro possibilità di condividerla col mondo. Siamo generazioni cresciute con il terrore di condividere le nostre passioni perché le regole del mondo dicono che non va bene. Vivere senza paura, senza ansie vuol dire essere felici e se questo non bastasse, scendete al supermercato e compratevi una confezione di biscotti, un barattolo di nutella e andate al parco a mangiarveli al sole infischiandovene di tutto, anche della prova costume e magari pensate che invece di arrabbiarci per leggi, morali, religioni, nazionalità impariamo tutti quanti a condividere ciò che ci rende felici col mondo ed a non giudicare ciò che rende felici gli altri, perché in questi comportamenti sta il vero dramma della solitudine umana. Però ora, mi raccomando, non andate a intasare le casse dei supermercati tutti e tutte insieme, quello farebbe incazzare anche me. Biscotti e nutella, comprateli prima.

Conclusioni:

Fa sì che una persona, quando decide di andare via, abbia un motivo per cui desiderare di tornare.

 

 

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