DONNA IMPRESA SICILIA – DHEBORA MIRABELLI Presidente Sicilia CONFAPI

Donne sicule: non solo quote ma soprattutto numeri che le fanno brillare come stelle!

Secondo i dati del Bilancio di genere per l’esercizio finanziario 2019, redatto dalla Ragioneria Generale dello Stato, la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro, pre Covid, era in miglioramento in Italia e l’occupazione femminile aveva superato, anche se di poco, in quell’anno la soglia del 50 per cento. Rimaneva tuttavia ancora lontana dai livelli di altri paesi europei (la media dell’UE-28 è al 64,1 per cento) e il divario rispetto agli uomini era ancora rilevante, sia in termini di occupazione che di retribuzione. Nel Sud d’Italia persisteva una marcata differenza tra tasso di occupazione delle donne settentrionali e meridionali (pari rispettivamente al 60,4 e al 33,2 per cento). Il dato allarmante era sulle nuove generazioni: rimanevano indietro le più giovani e le donne residenti al Sud non solo in termini di tasso di occupazione ma anche di tasso di inattività. Le ragazze che fino a 34 anni non cercano lavoro era ancora il 33%. La pandemia in atto ha aumentato le disparità e le disuguaglianze sociali, aggravando e azzerando i lievi progressi che ci facevano comunque esultare. Un sondaggio dell’Onu ha messo nero su bianco l’esperienza vissuta di milioni di donne nel mondo che, nella prima metà del 2020, si sono fatte maggior carico dell’assistenza all’infanzia, dei lavori domestici e hanno subito in media più licenziamenti rispetto alla controparte maschile. Un quadro più completo è offerto dal Covid-19 Global Gender Response Tracker: a causa della pandemia e delle sue ricadute, all’inizio di settembre, le Nazioni Unite prevedevano che il tasso di povertà tra le donne sarebbe aumentato del 9,1%. A luglio il McKinsey Global Institute ha riferito che la crisi ha reso i posti di lavoro occupati in rosa 1,8 volte più vulnerabili di quelli degli uomini. Inoltre, i dati di Unincamere confermano che anche nel mondo dell’imprenditoria l’impatto del Covid-19 ha picchiato più duro sulle realtà a guida femminile: sia perché una parte cospicua si concentra nei settori più colpiti dalla crisi (ristorazione, turismo, spettacolo) sia perché, come detto, sulle donne ricadono molte incombenze familiari scatenate dalla pandemia.

TRA APRILE E SETTEMBRE C’È STATO UN SIGNIFICATIVO ARRESTO DELLA VOGLIA DI METTERSI IN PROPRIO DA PARTE DELLE DONNE:

Nel secondo trimestre, in particolare, il numero di nuove imprese femminili è crollato del 42,3%, ben più del -35,2% registrato dalle aziende maschili. Anche nel terzo trimestre, nonostante la ripresa dell’economia, le nuove iscrizioni al registro camerale hanno continuato a scendere, segnando un -4,8%, mentre le nuove imprese maschili sono aumentate dello 0,8%. Rispetto alle imprese maschili, quelle femminili dimostrano a seguito della crisi maggiori problemi di liquidità (38% contro il 33% degli uomini), di approvvigionamento delle forniture e di accesso al credito. Per questo hanno chiesto di accedere alle misure di ristoro più delle imprese maschili (28% contro il 20%) e chiedono aiuti per accedere al credito, oltre che supporto per la digitalizzazione. Ma se questo è vero e altrettanto vero che le criticità hanno rafforzato l’ingegno di quelle donne e imprese rosa che avevano una marcia in più. Questo soprattutto nel sud più colpito dal punto dall’emergenza economica figlia di quella sanitaria. Dedicherò il paragrafo successivo al racconto di aziende rosa e imprenditrici che hanno dimostrato di leggere i contesti e adottare interventi innovativi in diversi settori che oggi e per i prossimi anni si rivelano fondamentali e indispensabili per la ripresa. Esperienze di successo e positivi role models femminili in questo campo sono ancora più determinanti se li contestualizziamo in uno scenario politico e di governo che manifesta in piena crisi ancora di più inadeguatezza e arretratezza culturale. (CONTINUA …)

 

 

 

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