LE MIGRAZIONI

Dossier: le migrazioni

Le migrazioni nel mar Mediterraneo sono ormai uno degli argomenti più polarizzanti degli ultimi anni. Ad ogni evento si accendono gli schieramenti dei pro e dei contro, di chi vorrebbe rispedirli tutti in Libia, chi li vorrebbe a Malta e chi, invece, vorrebbe un’accoglienza più diffusa.

Le cause

Un miliardo di persone è uscito in pochi anni dalla soglia della povertà. Ma questo grande e positivo arricchimento, in realtà, ha prodotto anche un aumento esponenziale delle disuguaglianze sia nei paesi più ricchi che in quelli più poveri. All’interno dei paesi avanzati stiamo assistendo a un impoverimento della classe media, conseguente a un periodo di crisi economica. Ebbene, sempre in un periodo di crisi la diminuzione delle aspettative, delle speranze di miglioramento, produce una chiusura identitaria. Sono fattori come la diseguaglianza, sia economica che demografica, che fanno aumentare notevolmente la spinta a migrare. Gli altri fattori sono le guerre e gli effetti dei cambiamenti climatici, che, secondo alcuni, condizioneranno i flussi migratori. È una concausa anche questa. L’Africa produce una piccola parte di inquinamento, ma ha la sfortuna che quando si innalza la temperatura a scala globale di un grado, nella zona intorno al Sahara si registra un aumento di 2,5 gradi. Il che significa desertificazione. Le persone che coltivano la terra e allevavano gli animali sono giocoforza costrette a spostarsi. Già si stima che in quell’area, entro il 2050, ci saranno 135 milioni di profughi climatici.

Livello di istruzione

In passato venivano da noi persone di fasce sociali che potremmo definire, in termini europei, della piccola borghesia in su. Ma questo finché c’erano canali regolari di migrazione. Certo oggi è ancora vero che da noi arrivano migranti laureati che lavano i piatti nei ristoranti perché, non siamo in grado di valorizzare quel capitale umano che in entrata è un guadagno e in uscita è una perdita. Ma da quando le migrazioni sono solo irregolari – in Italia abbiamo ormai quasi il 100% di irregolari –, il livello di istruzione di chi arriva è diminuito drasticamente. Prendiamo quelli che vengono dalla Libia dall’Africa sub-sahariana. Per loro la Libia era il paese di destinazione, non di transito. Poi è arrivato qualcuno furbetto europeo – la Francia e l’Inghilterra, segnatamente, ma noi ci siamo accodati –, che ha detto di buttare giù la Libia (intesa come stato unitario) senza sostituirla con niente. Creando così quel vergognoso disastro umanitario che c’è tutt’ora. Si è distrutta una nazione e così 600.000 persone sono state costrette a spostarsi. È complicato poi tornare indietro. Ma ricordiamoci che quelle persone avevano un progetto migratorio adatto alla Libia. Erano adatti e disponibili a un lavoro manuale che lì andava bene. Da molte indagini scientifiche risulta che il livello di istruzione dei nuovi che arrivano, salvo coloro che si sono salvati da un conflitto, per esempio i siriani, è molto basso. Il numero di analfabeti, al contrario, è molto alto. Il che determina un’impennata dei costi dell’integrazione. Tutto questo è una conseguenza diretta delle nostre folli scelte.

La soluzione

Una attenta politica dell’immigrazione e dell’integrazione. Non è che se la sanità o la scuola non funzionano, lo stato non se ne occupa. Al contrario: se ne deve occupare di più. Deve intervenire, cambiare. Invece con l’immigrazione gli stati hanno fatto così, non se ne sono occupati più ed è una follia. Una dimissione di responsabilità gigantesca, che la pubblica opinione plaude ma di cui pagherà le conseguenze. E molto di più pagheranno i figli degli italiani. Quindi occorre ricominciare a gestire questo fenomeno. Come? Riaprendo i canali regolari di immigrazione. Certo, possiamo e dobbiamo mettere delle condizioni. Decidere i numeri, i criteri. Ora il meccanismo è semplice: se sei un africano e vuoi venire in Italia o in Francia o altrove in Europa, vai in ambasciata e subito ti dicono che non è possibile. Lasciando così aperta a chi vuole migrare un’unica opzione: l’immigrazione clandestina. Invece noi dovremo dire che ci sono delle condizioni: per esempio, prendiamo solo persone con la fedina penale pulita. Potremmo chiedere di pagare subito il biglietto aereo di ritorno, così se commetti un reato ti rispediamo a casa spese tue e, a differenza di quanto accade oggi, il tuo paese è costretto a riprenderti perché abbiamo un accordo. Ti do il visto per cercare lavoro. Se non lo trovi entro un certo tempo, torni indietro. Possiamo porre anche altri vincoli: ti paghi in anticipo anche l’assicurazione, così se ti ammali ti puoi curare. Cosa ci guadagnerebbe un immigrato ad accettare tutte queste condizioni? Tutto. Perché arriverebbe in Europa in 6 ore, invece che in un anno e sei mesi, che è la media per passare solo dal Corno d’Africa alla Libia, con tutti i pericoli. E poi bisogna aggiungere tutto il lungo e incerto viaggio dalla Libia all’Italia. Con flussi regolari perché regolati il migrante avrebbe la certezza di arrivare subito e di arrivare vivo: oggi muore 1 su 8 tra quelli che partono. E i morti non sono neppure contati tutti. Noi ci guadagneremo in ordine e regolarità: sapremmo chi sono gli immigrati e otterremmo che il loro livello culturale medio sarebbe più alto.

I dati attuali

I dati però, come sempre, aiutano ad avere uno sguardo più oggettivo sulla situazione. Nel 2019 ad oggi, le migrazioni da una parte all’altra del mar Mediterraneo, o almeno quelle di cui abbiamo notizia certa, hanno coinvolto 40.974 persone.
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