Un nuovo capitalismo

UN NUOVO CAPITALISMO

di Valeriana Mariani

Ci siamo lasciati lusingare e sedurre dall’economia capitalistica dal consumo sfrenato, da uno stile di vita al di sopra delle nostre possibilità, abbiamo distrutto il Creato attraverso i nostri atteggiamenti inconsapevoli ed ora ci impongono un’austerità che sconfina nella repressione. Quando si impongono scelte sullo stile di vita e sul pensiero delle persone è dittatura, non democrazia. E personalmente i regimi totalitari mi vanno molto stretti. Io penso che bisognerebbe invece intervenire sulla cultura affinchè alla base dei nostri comportamenti, vi siano scelte etiche e non imporci, dopo che ci siamo concessi uno stile di vita luculliano e pensare di risolvere tutto con ridicoli ed inutili palliativi. Bisogna intervenire sulle coscienze individuali e collettive, affinchè vi sia un diverso approccio alla vita ed una maggiore attenzione all’impatto delle trasformazioni legate al nuovo ciclo della globalizzazione; una maggiore protezione di ambiente e biodiversità; sostegno a energie rinnovabili ed economia circolare e se si riscoprisse anche l’etica del lavoro, il valore della vita ed il rispetto tra le persone, allora si che avremmo operato davvero una scelta di civiltà. Di per sé il capitalismo non è né etico né immorale. È semplicemente un sistema economico, che, almeno ad oggi ha dimostrato di essere il migliore ed il più equo nel creare uno stato di benessere esteso ed a creare ricchezza diffusa. Ed in questo senso mi appare molto più etico di molti altri che vorrebbero essere fortemente morali. Il problema non è dunque il capitalismo in sé. Il problema sono quei capitalisti che si concentrano sul presente senza preoccuparsi del futuro. Il capitalismo è positivo nella misura in cui lo sono i capitalisti. Affinché un qualsiasi sistema politico, governativo, sociale o economico sia sostenibile, è necessario che i suoi leader abbiano un senso dell’etica fortemente radicato. Essere critici non equivale ad essere contrari al capitalismo, significa non esimersi da un richiamo ad un utilizzo non sfrenato, altrimenti è una rincorsa senza fine e più che di libertà parlerei di prigione del consumismo. E poco c’entra l’ascetismo o lo spiritualismo, Fromm, l’essere o l’avere. Se è ben governato, da una politica forte, capace di porre limiti e regole ben definite per quanto riguarda lo sfruttamento del capitale umano, del consumo delle risorse e del territorio, e volte ad evitare dei monopoli di fatto, ed al tempo stesso abbastanza liberale da rendere proficua l’attività imprenditoriale a qualsiasi livello, riesce ad essere etico. Proprio perché crea ricchezza per tutti. La mia critica è dunque a quel capitalismo lasciato libero da una politica debole o connivente, che ha trasformato il sistema in una giungla nel quale il più forte schiaccia ed elimina il più debole senza pietà e poi capita, come è capitato, che l’eccesso di concentrazione della ricchezza a scapito della sua diffusione, mette il sistema in stallo. Se la mia azienda vale miliardi di dollari è giusto che io abbia una ricchezza di miliardi di dollari. Punto. Non esiste un limite morale all’accumulo di ricchezza, ma questo deve essere accompagnato da una visione etica. C’entra il buon senso che invita sempre a non sprecare. E c’entra anche la necessità che uno ha o non ha di avere certe cose. Quando acquisto qualcosa, io mi chiedo se veramente mi serve quello che sto per comprare. Se lo è mi chiedo anche se posso permettermelo o se devo aspettare: ed invece questa corsa sfrenata al consumo indotto ha generato quella distorsione che io definisco “la vita in prestito” che genera indebitamento, povertà e frustrazione. E’il grande inganno della modernità. Se ben governato, da una politica forte, capace di porre limiti e regole ben definite per quanto riguarda lo sfruttamento del capitale umano del consumo delle risorse e del territorio, e volte ad evitare dei monopoli di fatto, ed al tempo stesso abbastanza liberale da rendere proficua l’attività imprenditoriale a qualsiasi livello, riesce ad essere etico. Proprio perché crea ricchezza per tutti (o quasi). Se lasciato libero, e questa è la mia critica, da una politica debole o connivente, così come è avvenuto, diventare un’idrovora, in quanto è il sistema che meglio si adatta alla “legge della jungla”, nel quale il più forte schiaccia ed elimina il più debole senza pietà e l’eccesso di concentrazione della ricchezza a scapito della sua diffusione, mette il sistema in stallo. Questo è quello che è avvenuto negli ultimi anni. Non sono dunque immorali le grandi ricchezze accumulate, immorale è lo sfruttamento, che l’operaio lavori sottopagato. Che il mio prodotto non sia di buona qualità, che chi lo compra non possa scegliere se comprare il mio prodotto o quello del mio concorrente. Che se produco agenti inquinanti poi non li smaltisco nel modo corretto e via di questo passo. Non sono etiche le storture del  capitalismo. Guadagnare senza sfruttare e senza inquinare e lavorare con fornitori che rispettano certe regole è possibile. Dovremmo impegnarci in questa direzione, non è facile per niente, ma si può fare. Un’etica può esistere in qualsiasi sistema economico, come sistema di valori.

Basta volerlo! Basta trovare la Terza Via.

 

 

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