Missione

La nostra missione

Chiudere il divario di genere

Il duro lavoro, la passione e la perseveranza di fronte alla sfida per la leadership e gli uguali diritti per le donne.
Chiudere il divario di genere per sostenere l’empowerment economico delle donne e delle ragazze e incoraggiare la diversità di genere.

L’empowerment delle donne è stato centrale della mia missione per tutta la mia carriera, e con la mia associazione, Donne Internazionali, spero di fare proprio questo. L’associazione fornisce alle donne le migliori consulenze, suggerimenti e abilità che ho imparato nel corso degli anni da tante persone incredibili, su argomenti quali l’identificazione delle opportunità, le squadre leader, le imprese di partenza, la gestione del lavoro e la famiglia e la costruzione di culture dove le donne multidimensionali possono prosperare – ora e in futuro. Come molte altre donne professionali, ho affrontato le richieste che vengono con la crescita della mia famiglia e la costruzione delle mie attività, e mi rendo conto che sono più fortunata di più. Per estendere la portata di coloro che trarranno beneficio da questa associazione, ho istituito il Fondo internazionale di beneficenza delle donne per ricevere la parte non retribuita delle mie anticipazioni e dei diritti futuri ricevuti da donne che lavorano e per fare sovvenzioni a organizzazioni caritative che sostengono le attività economiche Il potenziamento delle donne e delle ragazze attraverso organizzazioni innovative e preoccupanti che hanno privilegiato la promozione dell’imprenditorialità e delle opportunità educative per le donne e le ragazze in comunità poco specializzate. L’associazione lancerà una nuova iniziativa femminile nell’ambito del suo programma di imprenditorialità imprenditoriale, che attualmente opera in tutto il mondo. L’iniziativa delle donne si concentrerà sul dare alle donne la mentorazione e gli strumenti necessari per avviare e sviluppare imprese di successo e raggiungere l’autosufficienza economica. Sono estremamente orgoglioso di questo progetto e sono grato alle molte persone che hanno prestato le loro voci e hanno condiviso le loro storie nella mia associazione. È la mia sincera speranza che le donne che lavorano servano come una risorsa potente e che il progetto proietta ulteriormente benefiche donne e ragazze attraverso il grande lavoro dell’associazione internazionale.

Il Fondo Internazionale di Carità delle Donne (il “Fondo”) è un fondo consigliato da donatori che sostiene l’empowerment economico delle donne e delle ragazze.

  • Empowerment economico delle donne

Per quanto riguarda l’emancipazione economica delle donne, dobbiamo riconoscere l’importanza di un approccio unito. Sono entrato a far parte di un gruppo di donne che guidano insieme, lavoreremo per affrontare le sfide che le donne devono affrontare nell’economia, in tutto il mondo e nel mondo, e creare opportunità per assicurare il loro successo! # Empowerment economico delle donne

  • Maternità e disuguaglianza

Oggi dobbiamo affrontare che la maternità è ora un determinante maggiore della disuguaglianza retributiva rispetto al genere. Per eliminare definitivamente il divario retributivo, abbiamo bisogno di cambiamenti reali che avvengano nell’ordine pubblico e sul posto di lavoro a sostegno delle famiglie lavoratrici.

Cose del genere

Le donne

Noi donne. Donne forti che affrontano i dolori della quotidianità con carattere e determinazione. Donne che si sono reinventate, che hanno cercato il loro ruolo nel mondo, la loro identità lasciando testimonianza, con estrema accuratezza della personalità di ognuna. La vera determinazione contro cui è difficile lottare non è solo quella del gene, ma anche quella culturale. Certo laddove un gene non funziona diventa più presente la schiavitù del corpo, ma altrimenti ci sono molte altre barriere da abbattere. Le donne fanno bene all’economia e utilizzare i loro talenti e le loro competenze non soltanto per un fattore di equilibrio e di pari opportunità tra i sessi, ma anche di efficienza del sistema. Una maggiore presenza femminile là dove si decide potrebbe tradursi in provvedimenti utili alle altre donne che soffrono il ritardo italiano su tutti i pezzi del mosaico che compongono la loro quotidianità. Le donne, con il loro essere più vicine ai bisogni del vivere, potrebbero imprimere una diversa agenda politica. Le donne. Noi donne. Donne forti che affrontano i dolori della quotidianità con carattere e determinazione. Donne che si sono reinventate, che hanno cercato il loro ruolo nel mondo, la loro identità lasciando testimonianza, con estrema accuratezza della personalità di ognuna. La vera determinazione contro cui è difficile lottare non è solo quella del gene, ma anche quella culturale. Certo laddove un gene non funziona diventa più presente la schiavitù del corpo, ma altrimenti ci sono molte altre barriere da abbattere. Le donne fanno bene all’economia e utilizzare i loro talenti e le loro competenze non soltanto per un fattore di equilibrio e di pari opportunità tra i sessi, ma anche di efficienza del sistema. Una maggiore presenza femminile là dove si decide potrebbe tradursi in provvedimenti utili alle altre donne che soffrono il ritardo italiano su tutti i pezzi del mosaico che compongono la loro quotidianità. Le donne, con il loro essere più vicine ai bisogni del vivere, potrebbero imprimere una diversa agenda politica. L’immagine stereotipata ha effetti sulla formazione delle identità e delle capacità delle persone, a un punto tale che può anche arrivare ad influenzare e a bloccare lo sviluppo delle potenzialità dell’individuo, fino a condizionare lo sviluppo della sua personalità. La maggioranza delle persone subisce i condizionamenti dettati dagli stereotipi, associando determinate attività piuttosto che determinati comportamenti o atteggiamenti all’uomo piuttosto che alla donna. Il genere rappresenta “la declinazione culturale della dimensione biologica del sesso”. Lo stereotipo di genere nasce da una lunga tradizione culturale che ha identificato il genere femminile con una serie di caratteristiche che hanno mantenuto il loro valore simbolico, nonostante i processi di modernizzazione abbiano modificato le condizioni degli uomini e delle donne e le strutture del mercato “destrutturare uno stereotipo significa non tanto cercare di annullarlo, quanto analizzarlo, cercare di capirne la storia e la composizione: nel caso degli stereotipi di genere le storie sono antiche e dense, ed entrarci può significare un apprendimento straordinario, un sapere di noi come portatrici e portatori di questi stessi pregiudizi”. Una delle manifestazioni più evidenti di questo modello di discriminazione sociale è costituito dalla violenza di genere, le cui origini affondano in quel sistema di valori, abitudini e tradizioni connesse alla cultura del predomino maschile e quindi ad una presunta superiorità di un sesso sull’altro e sul sistema di disuguaglianze di genere da esso. A causa della stretta relazione con l’organizzazione strutturale basata sui ruoli femminile/maschile, le diverse forme della violenza di genere si inseriscono facilmente nella quotidianità della vittima, che in molti casi rischia di non riconoscerla come tale, facendo sì che essa si cristallizzi all’interno delle dinamiche di vita quotidiane: infatti, proprio a causa della stretta connessione con la dimensione valoriale e culturale basata sulla differenza di potere tra i due sessi e dal persistere di un retaggio patriarcale, accade spesso che la violenza di genere venga riconosciuta e ammessa con molta difficoltà sia dall’autore che dalla vittima; questa sorta di ritrosia fa sì che in molti casi la vittima tenda a non dichiarare il disagio subito, rendendo ancora più difficile qualsiasi forma di intervento diretto ad eliminare il fenomeno. La connessione tra questo fenomeno e il modello di discriminazione che ha guidato l’evoluzione del rapporto tra i sessi nel corso della storia, emerge in tutta la sua gravità se si osserva che la violenza contro le donne ha attraversato l’evoluzione della società, adattandosi e modellandosi rispetto al contesto storico e riproponendosi continuamente sotto forme diverse. Nonostante i processi di modernizzazione, il cammino di emancipazione sociale, l’aumento del benessere economico e i meccanismi di difesa e salvaguardia dei diritti umani messi in campo a livello globale, ancora oggi la violenza di genere continua a manifestarsi non meno di ieri, perpetrando in modo ancora più subdolo quel sistema di disuguaglianze che storicamente ha permesso agli uomini di prevaricare e discriminare le donne. La violenza contro le donne si configura come un fenomeno endogeno e diffuso, oltre che trasversale: non ha confini geografici, economici, né tantomeno culturali, giacché risulta diffuso tra tutte le classi, indipendentemente dalla posizione sociale, dal reddito o dall’istruzione. Attualmente la violenza di genere continua a rappresentare una delle piaghe più drammatiche della società, riconosciuta a livello internazionale come uno dei “meccanismi sociali decisivi che costringono le donne a una posizione subordinata agli uomini. La gravità di questo fenomeno è stata segnalata dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità, che denuncia la gravità del problema, evidenziando sia le diverse forme che può assumere, sia l’effetto di condizionamento che ha sulla vita della donne, mettendo a rischio la loro salute, non solo dal punto di vista fisico, ma anche da quello psicologico. Secondo i dati raccolti dall’OMS in tutto il mondo, tra il 10% e il 69% delle donne ha subito almeno una volta nella vita un abuso da parte del partner: questi dati dimostrano come il fenomeno abbia dimensioni allarmanti, e come di fatto si riproponga continuamente, secondo una logica di perpetuazione che lo rende refrattario a qualsiasi possibilità di controllo. Quello che tentiamo di fare, io in primis come rappresentante formale di International Women è, sulla base di quanto espresso sinora, sensibilizzare ed incoraggiare un nuovo, virtuoso, modello di comunità che veda nella complementarietà uomo-donna il suo riscatto.

Che cosa si aspetta una donna in un luogo di lavoro?

Che cosa si aspetta una donna in un luogo di lavoro? Si aspetta equità, null’altro che questo. Un trattamento neutro che prometta eguaglianza di trattamento per eguaglianza di prestazione che neghi tutte le relazioni tra organizzazione e genere delle persone. Si aspetta universalità, come negazione delle differenze di genere; “Il femminile come risorsa” stabilisce già di per sé un regime di genere basato sulla stereotipata dicotomia tra ciò che è specificamente femminile e ciò che è specificamente maschile; dovremmo riportare l’attenzione sull’individuo e sulle sue capacità, neutra rispetto al genere. La mia visione della società contempla la meritocrazia, non il predominio di un sesso sull’altro. Quello che auspico, a tal fine, è una politica moderna di equilibrio tra attività professionale e vita familiare contribuirà a migliorare i tassi di occupazione e a ridurre la povertà e l’esclusione sociale delle donne, in linea con le priorità dell’UE riflesse negli obiettivi della strategia Europa 2020 e con le priorità della Commissione di crescita e occupazione delineate negli orientamenti politici del presidente Juncker. Purtroppo invece le Retribuzioni orarie e il differenziale retributivo delle donne sono ancora al di sotto della soglia di equità, nonostante le pari competenze ed il pari livello di istruzione. La posizione dell’Italia per quanto riguarda la condizione delle donne rimane tra le ultime nelle classifiche europee. Una fotografia sulla realtà del Paese ci è data dai numeri riportati nel ranking internazionale sulle discriminazioni di genere. Nella classifica 2016 del Gender Index Gap, sul quale ogni anno l’International Economic Forum presenta un Rapporto, l’Italia è al 50° posto tra i 144 paesi analizzati. Le pari opportunità nel nostro Paese rimangono dunque un miraggio: e questo problema viene soprattutto dal mondo del lavoro dove solo il 51% delle donne lavora, mentre lo fa il 74% degli uomini. Ma l’elemento chiave è la disparità salariale: una italiana in media guadagna 0,47 centesimi per ogni euro guadagnato da un uomo”. Nell’Unione europea le donne continuano ad essere sottorappresentate sul mercato del lavoro. Le perdite economiche dovute al divario di genere nei livelli di occupazione ammontano a 370 miliardi di EUR all’anno, nonostante le donne siano sempre più altamente qualificate e più numerose degli uomini tra le schiere dei laureati delle università europee, ma molte scompaiono dal mercato del lavoro a causa delle loro responsabilità genitoriali o di prestatrici di assistenza a familiari o parenti. Le politiche attuate ad oggi, non hanno creato pari opportunità, che consentano a padri e madri di lavorare e occuparsi congiuntamente del benessere dei propri figli e/o della società in generale. La minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro è collegata a un divario retributivo di genere persistente e a un divario pensionistico di genere crescente, che spesso causano esclusione sociale e un aumento del rischio di povertà. Agire non è solo una questione di giustizia, parità di genere e distribuzione ottimale delle competenze, ma anche una questione di sostenibilità di bilancio degli Stati: è un imperativo sociale ed economico.

Rafforzare i Parlamenti per rafforzare le donne

Un’economia a favore delle donne nella consapevolezza che ancora molti ostacoli si frappongono alla crescita economica femminile, che pure apporterebbe un contributo stimato in 12 miliardi di dollari all’economia globale, con ricadute positive anche sullo sviluppo e nella sfera dei diritti umani. Devono essere messe in atto misure per garantire una maggiore partecipazione femminile al mondo del lavoro, e ciò deve portarci ad indagare quali, le cause, della minore presenza delle donne nella popolazione attiva mondiale e degli svantaggi cui sono soggette le donne in termini di ostacoli all’accesso, di pay gap, di discriminazioni e molestie sul luogo di lavoro e di maggiori oneri di lavoro di cura non retribuito. Cause che sono riconducibili alle barriere culturali, tecnologiche e legali per avere accesso a risorse e servizi finanziari. Nel contempo la trasformazione digitale dell’economia nel ridefinire le modalità secondo cui le persone lavorano o svolgono attività imprenditoriali dando vita a nuove opportunità di lavoro a distanza, privilegiano le donne. La maggiore autonomia e la flessibilità che da essa scaturisce, può essere utilizzata per conciliare meglio il lavoro e gli impegni familiari in attesa che i modelli di impresa cambino, schiudendo nuove possibilità e nuove rotte nel mondo del lavoro. Molti settori stanno evolvendo rapidamente e offrono nuove opportunità, aumentando le possibilità di lavoro autonomo e di nuovi tipi di attività e lasciandosi alle spalle i modelli di lavoro tradizionali e, mi auguro, anche i retroscena culturali, basati sugli stereotipi di genere, abbiano a che convertirsi a nuove visioni che vedano, nell’ottica del bene collettivo, una pacifica e solidale cooperazione fra i sessi.